Santo e Grande Lunedì - S. Crescenzio, martire
VESPRO
Venendo il Signore alla passione volontaria, diceva agli apostoli per via: Ecco, noi saliamo a Gerusalemme, e il Figlio dell’uomo sarà consegnato, come di lui sta scritto. Su dunque, saliamo anche noi con lui con le menti purificate, lasciamoci crocifiggere con lui, e per lui moriamo ai piaceri della vita, per vivere con lui e udirlo esclamare: Non salgo piú alla Gerusalemme terrestre per patire, ma salgo al Padre mio e Padre vostro, Dio mio e Dio vostro˚, e con me vi innalzerò alla superna Gerusalemme, nel regno dei cieli.
Giunti, o fedeli, alla salvifica passione del Cristo Dio, glorifichiamo la sua ineffabile magnanimità affinché nella sua compassione faccia risorgere con lui anche noi, morti per il peccato: perché è buono e amico degli uomini.
Venendo, o Signore, alla passione, per sostenere i tuoi discepoli, prendendoli da parte dicevi: Non ricordate dunque le parole che vi ho detto un tempo? Come stia scritto che nessun profeta può essere ucciso se non in Gerusalemme? È giunto ora il tempo di cui vi avevo detto: ecco infatti che io sto per essere consegnato nelle mani dei peccatori per esserne schernito˚: essi mi configgeranno alla croce, mi deporranno in una tomba, e mi considereranno come un cadavere abominevole˚. E tuttavia abbiate coraggio, perché risorgerò il terzo giorno per l’esultanza e l’eterna vita dei credenti.
Signore, la madre dei figli di Zebedeo, non arrivando a comprendere l’indicibile mistero della tua economia, ti chiedeva di dare ai suoi figli l’onore di un regno effimero. Tu invece promettesti ai tuoi amici un calice di morte, quello che tu, come dicevi, prima di loro avresti bevuto, in espiazione dei peccati. Noi dunque a te acclamiamo: O salvezza delle anime nostre, gloria a te!
Signore, insegnando ai tuoi discepoli a pensare nel modo piú perfetto, dicevi loro: Non fatevi simili alle genti, dominando sui piú piccoli. Non sia cosí tra voi, miei discepoli, perché io volontariamente sono povero. Il primo tra voi sia dunque servo di tutti, chi governa come chi è governato, e l’eletto come l’ultimo. Io sono infatti venuto per servire Adamo impoverito e dare la mia vita in riscatto di molti, di quanti a me acclamano: Gloria a te.
Temendo il castigo del fico, che fu disseccato perché sterile, o fratelli, portiamo frutti degni della conversione al Cristo che ci elargisce la grande misericordia.
Gloria. Ora e sempre.
Trovando nell’egiziana una seconda Eva, il dragone cercava di far cadere Giuseppe con le parole lusinghiere di costei: ma egli, abbandonata la tunica, fuggí il peccato, e, benché nudo, non si vergognava, come il progenitore prima della disubbidienza. Per le sue preghiere, o Cristo, abbi pietà di noi.

