Santo e Grande Martedì - Ss. Agape, Irene e Chionia, martiri
VESPRO
Come entrerò, indegno come sono, tra gli splendori dei tuoi santi? Se osassi entrare nella sala delle nozze, la veste mi accuserebbe, perché non è da nozze, e gli angeli mi getterebbero fuori in catene. Purifica, o Signore, dalla sozzura l’anima mia, e salvami, perché sei amico degli uomini.
Sonnecchiando per l’indolenza dell’anima, o Cristo sposo, non ho la lampada accesa, la lampada delle virtú, e sono simile alle giovinette stolte, perché vago qua e là mentre è tempo di operare. Non chiudermi, o Sovrano, le viscere della tua misericordia, ma svegliami, scuotendomi da questo sonno tenebroso, e fammi entrare insieme alle vergini sagge nel tuo talamo, dove echeggia un puro suono di gente in festa˚ che incessantemente acclama: Signore, gloria a te.
Poiché hai udito, o anima, la condanna di colui che nascose il talento, non nascondere la parola di Dio: proclama le sue meraviglie, perché tu possa moltiplicare il dono e cosí entrare nella gioia del tuo Signore˚.
Su dunque, fedeli, lavoriamo di buon animo per il Sovrano, poiché egli distribuisce ai servi la ricchezza, e ciascuno di noi, in proporzione a quanto ha ricevuto, deve moltiplicare il talento della grazia˚: uno coltivi la sapienza con opere buone; l’altro celebri la liturgia con ogni splendore; il fedele faccia partecipe della parola chi non è iniziato, e altri ancora distruisca ai bisognosi la propria ricchezza. È cosí che moltiplicheremo il deposito: come economi fedeli della grazia del Sovrano, possiamo dunque essere fatti degni della gioia; di essa facci degni tu, o Cristo Dio, come amico degli uomini.
Quando verrai nella gloria con le potenze angeliche e ti siederai sul trono del giudizio, o Gesú, non allontanarmi da te, o pastore buono. Tu riconosci infatti le vie della parte destra, mentre quelle a sinistra sono distorte: non perdermi dunque con i capri, benché sia indurito nel mio peccato, ma annoverami tra le pecore che stanno alla tua destra. Salvami, tu che sei amico degli uomini.
O Sposo splendido di bellezza al di sopra di tutti gli uomini! Tu che ci hai convocati per il banchetto spirituale delle tue nozze, spogliami, con la partecipazione ai tuoi patimenti, dell’aspetto cencioso che mi danno le mie colpe e, ornandomi con la veste di gloria della tua bellezza, rendimi splendido commensale nel tuo regno, o compassionevole.
Gloria. Ora e sempre.
Ecco, anima mia, il Sovrano ti affida il talento: ricevi il dono con timore, fallo fruttare per colui che te lo ha dato distribuendolo ai poveri e procurati come amico il Signore per poter stare alla sua destra quando verrà nella gloria, e udire quella voce beata dirti: Entra, o servo, nella gioia del tuo Signore. Di essa fa’ degno questo sviato, o Salvatore, per la tua grande misericordia.

