Santo e Grande Mercoledì - S. Simeone ieromartire
VESPRO
In te, Figlio della Vergine, la meretrice riconobbe Dio, e diceva, supplicando in pianto, poiché aveva commesso azioni degne delle lacrime: Scioglimi dal debito, come io sciolgo i miei capelli; ama colei che, benché degna di odio, ti ama, e io ti proclamerò amico dei pubblicani˚, o benefattore amico degli uomini.
La meretrice mescolò alle lacrime il preziosissimo unguento, e lo versò sui tuoi piedi immacolati coprendoli di baci. Tu dunque che súbito la rendesti giusta, dona anche a noi il perdono e salvaci, tu che per noi hai patito.
Mentre la peccatrice offriva il profumato unguento, proprio allora il discepolo si accordava con gli iniqui; essa si rallegrava versando l’olio preziosissimo, mentre l’altro si studiava di vendere colui che non ha prezzo; essa riconosceva in lui il Sovrano, mentre quello se ne separava; essa fu liberata, mentre Giuda divenne schiavo del nemico. Quanto è orrenda la noncuranza e quanto grande il pentimento! Concedicelo tu, o Salvatore, che per noi hai patito, e salvaci.
Oh, la scelleratezza di Giuda! Vedeva la meretrice baciare i piedi del Signore, e meditava il falso bacio del tradimento. La donna scioglieva i capelli, e lui veniva legato dalla rabbia, offrendo malizia maleodorante in luogo di profumato unguento. L’invidia non sa infatti scegliere ciò che giova. Oh la scelleratezza di Giuda! Da essa libera, o Dio, le anime nostre.
La peccatrice correva ad acquistare l’unguento, un preziosissimo unguento, per profumarne il benefattore, e gridava al profumiere: Dammi l’unguento con cui io possa ungere colui che ha cancellato i miei peccati.
La donna immersa nel peccato, ha trovato in te il porto della salvezza, e versando su di te unguento con lacrime, esclamava: Ecco colui che ha il potere di perdonare i peccati!˚ Ecco colui che attende la conversione dei peccatori!˚ Salvami dunque, o Sovrano, dai marosi del peccato, nella tua grande misericordia.
Oggi il Cristo viene nella casa del fariseo˚, e una donna peccatrice accostandosi a lui, si butta ai suoi piedi gridando: Vedi come sono immersa nel peccato, disperata per le mie azioni, ma non oggetto di orrore da parte della tua bontà. Concedimi dunque, o Signore, la remissione dei peccati, e salvami.
La meretrice, o Sovrano, stendeva davanti a te i capelli, mentre Giuda tendeva le mani agli iniqui: l’una per ricevere la remissione, l’altro, il denaro. Perciò noi acclamiamo a te, che sei stato venduto e ci hai salvati: Signore, gloria a te.
Si avvicinò una donna maleodorante e coperta di fango, che versava lacrime sui tuoi piedi, o Salvatore, confessando la sua passione: Come potrò fissare gli occhi su di te, mio Sovrano? Sí, tu sei venuto per salvare dall’abisso la meretrice! Sono morta, ma tu fammi risorgere, tu che hai risuscitatato dalla tomba Lazzaro morto da quattro giorni. Accoglimi nella mia miseria, Signore, e salvami.
Degna di essere ignorata per la sua vita, e ben conosciuta per i suoi costumi, colei che portava l’unguento si avvicinò a te gridando: Non respingere questa meretrice, o nato dalla Vergine! Non disprezzare le mie lacrime, o gioia degli angeli, ma accoglimi penitente, tu che peccatrice non mi hai respinta, o Signore, nella tua grande misericordia.
Gloria. Ora e sempre.
La donna caduta in molti peccati, Signore, percependo la tua divinità, si assume l’ufficio di miròfora, e facendo lamento porta per te l’unguento profumato prima della tua sepoltura, dicendo: Ahimè, sono prigioniera di una notte tenebrosa e senza luna: furore di incontinenza, amore di peccato! Accetta le fonti delle mie lacrime, tu che fai passare nelle nubi l’acqua del mare; piègati ai gemiti del mio cuore, tu che hai piegato i cieli con il tuo ineffabile annientamento. Bacerò i tuoi piedi immacolati e poi asciugherò con i riccioli del mio capo questi piedi di cui Eva intese la sera con le sue orecchie il suono dei passi, e per il timore si nascose. Chi mai potrà scrutare la moltitudine dei miei peccati e gli abissi dei tuoi giudizi, o tu che salvi le anime, o mio Salvatore? Non disprezzare questa tua schiava, tu che possiedi smisurata la grande misericordia.

